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Sezione relativa alle informazioni ambientali, come indicato all’art. 40 del d.lgs. 33/2013.
Fattispecie non sussiste.

Piano triennale per la prevenzione  della corruzione  e della trasparenza

Responsabile prevenzione corruzione

Storico documenti

Allegato al Modello Organizzativo D.Lgs. 231/01
Sistemi integrati di gestione organizzativa
Adempimenti ai sensi della Legge 6 novembre 2012, n° 190 recante Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione
Adempimenti ai sensi della L.33/2013 recante Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni
1. PREMESSA
La Legge6 novembre 2012 n. 190 recante Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e l’illegalità nella Pubblica amministrazione, ha introdotto significative indicazioni sugli obblighi di applicazione di misure preventive e repressive rispetto ai rischi di commissione dei reati di corruzione.
Il Comma 34 dell’articolo unico della legge prevede espressamente che le disposizioni contenute nei commi dal 15 al 33 siano applicate anche : “..agli enti pubblici nazionali, nonché alle società partecipate dalle amministrazioni pubbliche e dalle loro controllate, ai sensi dell’art. 2359 del codice civile, limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell’Unione europea.”
Le misure anticorruttive che Acquedotto Valtiglione S.p.A. intende applicare attraverso questo piano sono nell’ambito della pubblicità, della trasparenza e della diffusione informativa, nonché della pianificazione degli interventi organizzativi finalizzati alla prevenzione della corruzione.
Come indicato nel Piano Nazionale Anticorruzione approvato dall’Autorità Nazionale anticorruzione nel settembre 2013 (punto 3.1) “al fine di dare attuazione alle norme contenute nella L. 190/2012 gli enti pubblici economici e gli enti di diritto privato in controllo pubblico , di livello nazionale o regionale/locale sono tenuti ad introdurre e ad implementare adeguate misure organizzative e gestionali. Per evitare inutili ridondanze qualora questi enti adottino già modelli di organizzazione e gestione del rischio sulla base del D.Lgs 231/01 nella propria azione di prevenzione della corruzione possono fare perno su essi, ma estendendone l’ambito di applicazione non solo ai reati contro la pubblica amministrazione previsti dalla 231/01, ma anche a tutti quelli considerati nella L. 190/2012, dal lato attivo e passivo, anche in relazione al tipo di attività svolto dall’ente (società strumentali/società di interesse generale). Tali parti dei modelli di organizzazione e gestione, integrate ai sensi della L. 190/2012 e denominate Piani di prevenzione della corruzione, debbono essere trasmessi alle amministrazioni pubbliche vigilanti ed essere pubblicati sul sito istituzionale.”
Per quanto sopra, nonostante le diverse interpretazioni che lasciano ancora non definito l’obbligo di adempiere totalmente alle previsioni della Legge 190 alle società partecipate, Acquedotto Valtiglione S.p.A., già dotata di un Modello Organizzativo efficace ai sensi del D.Lgs 231/01, ha stabilito di adottare i provvedimenti secondo un principio di cautela ed ha implementato tale modello secondo le indicazioni previste all’allegato tecnico 1 del Piano Nazionale Anticorruzione, al fine di implementare un sistema di gestione integrato adeguato sia agli adempimenti di trasparenza che alla prevenzione della corruzione.
Obbiettivo della politica aziendale adottata è pertanto:
1. affrontare il tema della corruzione in modo organico all’interno della Società;
2. affrontare responsabilmente l’argomento secondo una interpretazione normativa cautelativa;
3. affrontare il tema secondo un modello gestionale integrato;
4. cogliere l’occasione per rivedere e migliorare le procedure nell’ottica della prevenzione dei reati.
Tutte i dati, le iniziative e gli interventi previsti dal presente piano si intendono esclusivamente riguardanti le attività di Acquedotto Valtiglione S.p.A. nel suo ruolo di affidataria del Servizio Idrico Integrato all’interno dell’Ambito Territoriale Ottimale n. 5 Astigiano-Monferrato
2. NORMATIVA DI RIFERIMENTO
Si elencano sinteticamente le principali fonti normative in materia di trasparenza e prevenzione della corruzione, nonché alcune circolari, documenti e linee guida di riferimento.
– L.190/2012: Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella
pubblica amministrazione;
– Delibera CIVIT 105/2010 : linee guida per la predisposizione del Programma triennale per la trasparenza e l’integrità;
– D.Lgs 33/2013 riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni;
– Piano Nazionale anticorruzione P.N.A del 13 settembre 2013;
– Circolare n. 1 Presidenza del Consiglio dei Ministri;
– Art. 6, D.Lgs 231/2001;
– Capo V della L. 241/1990;
– Sentenza Corte di Cassazione sezioni riunite N° 26283_11_13
– Delibera n. 2/2012 della CIVIT: linee guida per la predisposizione del programma triennale per la
trasparenza e l’integrità.
3. SOGGETTI COMPETENTI ALL’ADOZIONE DELLE MISURE
Avendo per quanto sopra implementato un sistema di gestione integrato, i soggetti competenti all’adozione delle misure sono individuati nei principali organi direzionale e di controllo dell’azienda:
· Organo Dirigente Responsabile: responsabile della prevenzione della corruzione;
· Organo Dirigente Responsabile: responsabile della trasparenza;
· Gestione integrata dei sistemi – audit interno;
· Organismo di Vigilanza ai sensi del D.Lgs 231/2001;
Possono inoltre effettuare verifiche e vigilanza per quanto di competenza i componenti del comitato tecnico del Controllo analogo e i componenti del collegio dei revisori e il Presidente del CdA per le competenze di vigilanza affidategli dalla normativa vigente e dallo statuto aziendale.
Ciascuno per le aree di rispettiva competenza dovrà partecipare ai processi di gestione del rischio proporre le misure di prevenzione.
4. RESPONSABILE DELLA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE
Tra gli adempimenti previsti dal PNA e dalla L. 190/2012 è previsto che : “Gli enti pubblici economici e gli enti di diritto privato in controllo pubblico, di livello regionale/locale devono, inoltre, nominare un responsabile per l’attuazione dei propri piani di prevenzione della corruzione (…)”.
Acquedotto Valtiglione S.p.A. ha nominato, con provvedimento del Consiglio di Amministrazione il _________ quale Responsabile per la gestione del sistema Anticorruzione aziendale.
Il Provvedimento di nomina è di competenza dell’organo politico. Secondo le precisazioni della Circolare n. 1 del 25 gennaio 2013 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la nomina è è comunicata al CIVIT attraverso la modulistica predisposta e pubblicata sul sito istituzionale.
Fermo restando che il ruolo del Responsabile della prevenzione della Corruzione è di carattere prettamente preventivo, per quanto previsto dalle norme (L.190/2012) il responsabile dovrà in particolare:
1. Elaborare la proposta di piano della prevenzione, che deve essere adottato dall’organo di indirizzo politico (Art. 1, comma 8). L’elaborazione del piano NON può essere affidata a soggetti estranei all’amministrazione;
2. Definire procedure appropriate per selezionare e formare i dipendenti destinati ad operare in settori particolarmente esposti a i rischi di corruzione ((art. 1, comma 8);
3. Verificare l’idoneità e l’efficacia dell’attuazione del piano (Art. 1, comma 10, lett. b);
4. Individuare il personale da inserire nei percorsi di formazione sui temi dell’etica e della legalità (Art. 1, comma 10, lett. c);
5. Proporre modifiche al piano in caso di accertamento di significative violazioni o mutamenti di organizzazione (art. 1);
6. Segnalare alla Corte dei Conti e denunciare Notizie di reato all’Autorità;
L’attività del Responsabile dovrà essere affiancata all’attività dei dirigenti, ai quali sono affidati poteri propositivi e di controllo e sono attribuiti obblighi di collaborazione, monitoraggio e di azione diretta in materia di prevenzione della corruzione (rif. Circolare n. 1 del gennaio 2013 , punto 2.5).
Al Responsabile della Prevenzione il Consiglio di Amministrazione assegna le adeguate risorse umane strumentali e finanziarie, nei limiti della disponibilità di bilancio, perché possa adeguatamente affrontare la tematica.
La responsabilità della persona incaricata è di tipo Dirigenziale, disciplinare ed erariale, contrariamente a quella dell’Organismo di Vigilanza che ha una responsabilità di tipo contrattuale.
Entro il 15 dicembre di ogni anno il Responsabile redige una relazione annuale, a consuntivo delle attività svolte nello stesso anno, sull’efficacia delle misure di prevenzione definite dai Piani triennali, come previsto dall’art. 1, comma 14 della L.190/2012.
5. PIANO TRIENNALE ANTI CORRUZIONE
Il piano, come previsto dalla L. 190/2012, art. 1, comma 9, deve partire dall’individuazione della aree aziendali con processi a rischio di corruzione, raccogliendo anche le proposte dei dirigenti, elaborate nell’esercizio delle proprie competenze.
A tale scopo è stato modificato come descritto al punto 5.3 e deve essere periodicamente aggiornato, il catalogo dei reati previsti nel modello Organizzativo adottato ai sensi del D.Lgs 231/01 al fine di perfezionare la mappatura dei rischi.
Entro i tre anni dall’adozione del presente piano saranno conseguentemente riviste tutte le procedure aziendali relative ai processi che vengono considerati a rischio, al fine di individuare espressamente modalità di minimizzazione dei rischi stessi.
Il Piano triennale 2014-1016 si declinerà su un piano operativo a partire dall’assessment aziendale:
ANALISI CONTESTO INDIVIDUAZIONE AREE A RISCHIO
DEFINIZIONE PIANO OPERATIVO di riduzione rischi
· Questionari di assessment
· Interviste
· Coinvolgimento del personale
· Mappatura processi
· Identificazione rischi
1. Aree 2. Processi
· Misura dei rischi
· Peso rischi
· Individuazione misure prevenzione
· Adeguamento apparato regolamentare (procedure, regolamenti, protocolli)
· Aggiornamento piano prevenzione corruzione
Queste attività verranno coordinate dal Responsabile Anticorruzione attraverso le attività del Settore che si occupa dei Sistemi Integrati di Gestione in collaborazione col Controllo di Gestione e con la Direzione Sistemi Informatici, attraverso processi di auditing e raccolta dati che verranno periodicamente monitorati in sinergia con i Responsabili aziendali. Potrà al bisogno incaricare consulenti esperti della materia.
Contemporaneamente verrà sviluppata la fase operativa costituita dalle seguenti attività:
5.1 Mappatura dei rischi
La mappatura dei rischi prevede l’individuazione delle aree e dei processi a rischio, con l’assegnazione a ciascun processo di un grado di rischio e di un piano di intervento ai fini preventivi. Verrà integrata nel MO 231 come da indicazioni del punto 6.2 del presente piano.
Per “gestione del rischio” si intende l’insieme delle attività coordinate per guidare e tenere sotto controllo l’organizzazione aziendale. La gestione del rischio di corruzione che parte dalla mappatura dello stesso è lo strumento da utilizzare per la riduzione della probabilità che il rischio si verifichi.
5.2 Individuazione aree a rischio
L’individuazione delle aree a rischio deve prevedere tutte le fattispecie di reato contro la PA e analizzare tutti i processi aziendali. Obbiettivo del primo anno di piano sarà la valutazione dei rischi che andranno integrati con quelli già individuati dalla mappatura effettuata per la 231 e la mappatura delle attività.
Obiettivo successivo sarà quello di utilizzare una metodologia di calcolo del rischio tipo:
IMPATTO × PROBABILITA’ = RISCHIO
Le principali aree di rischio individuate in Acquedotto Valtiglione S.p.A. sono le seguenti:
A) AFFIDAMENTO SERVIZI E FORNITURE
B) PROVVEDIMENTI AMMINISTRATIVI – FINANZIARI
C) ACQUISIZIONE E PROGRESSIONE DEL PERSONALE
D) GESTIONE FINANZIAMENTI E FONDI PUBBLICI
E) DIREZIONE LAVORI
F) PROCEDIMENTI GIUDIZIARI-CERTIFICAZIONI-CONTROVERSIE
Entro il primo semestre 2015 verranno individuate per ciascuna area di rischio, le attività specifiche e il relativo processo a rischio e verrà costruita la matrice di rischio al fine di individuare la priorità di intervento sui processi.
L’analisi del rischio verrà effettuata, per ciascun processo, secondo la seguente matrice di valori medi:
RISCHIO VALORE
Basso Da 1 a 5
Medio Da 6 a 14
Alto Da 15 a 25
I livelli di rischio saranno individuati secondo quanto indicato dall’all. 5 del PNA in funzione degli indici di probabilità (discrezionalità, rilevanza esterna, complessità del processo, valore economico, frazionabilità del processo, controlli) e degli indici di valutazione dell’impatto (organizzativo, economico, reputazionale, sull’immagine).
5.3 Implementazione del Modello Organizzativo ai sensi del D.Lgs 231/01
Come precisato in premessa il piano viene integrato nel modello organizzativo ai sensi del D.Lgs 231/2001 implementato con l’allegato specifico relativo al Piano anticorruzione e alle indicazioni sugli adempimenti in materia di trasparenza.
Il modello organizzativo ai sensi della 231 è prevalentemente un modello regolamentare mentre il Piano di prevenzione della corruzione è un piano programmatico di miglioramento e prevenzione anche se entrambi prevedono un sistema di vigilanza e controllo e un’analisi dei rischi finalizzata alla prevenzione della colpa in organizzazione.
Al fine di garantire l’integrazione dei modelli nel pieno rispetto delle norme si precisano alcuni fattori che distinguono le applicazioni e gli obbiettivi della 231 e del 190 e altri di similitudine, riassunti nella seguente tabella:
Differenze D.Lgs 231/01 L. 190/12
Destinatario responsabilità L’ente La persona fisica
Tipo di responsabilità amministrativa Dirigenziale, disciplinare danno
erariale e all’immagine
Criteri di imputazione Interesse o vantaggio per l’ente Vantaggio personale
Ambito di intervento Catalogo reati previsti dal decreto Tutti i reati contro le PA +
introduzioni della L. 190
Giudice competente Giudice Penale Corte dei Conti
Similitudini
· Si basano sul concetto di COLPA IN ORGANIZZAZIONE
· Prevedono l’ANALISI DEI RISCHI
· Prevedono meccanismi di ESONERO DELLA RESPONSABILITA’
· Prevedono la VIGILANZA E IL CONTROLLO

5.3.1 Codice Etico
Il codice etico del Modello Organizzativo verrà aggiornato in funzione delle indicazioni in materia anticorruzione, entro il 2015, inserendo il principio di trasparenza e di accessibilità totale dei dati e delle informazioni atte ad assicurare la conoscenza da parte dei socie e dei cittadini, dei servizi resi da Acquedotto Valtiglione S.p.A..
Tutti i dipendenti devono infatti operare nell’ottica della trasparenza in quanto tale modalità operativa è da considerarsi, oltre che obbligo di legge, obbiettivo aziendale e forma di prevenzione e di lotta alla corruzione, stimolano i principi di responsabilità, efficacia, efficienza, integrità e lealtà degli operatori del settore.
Le modifiche del Codice dovranno essere finalizzate al rafforzamento dei principi di legalità, etica, trasparenza e rispetto delle leggi nella conduzione delle attività.
Verrà considerato allo scopo l’integrazione con le parti significative ed applicabili del Codice di Comportamento dei Dipendenti pubblici.
Verranno integrate di conseguenza alcune procedure legate al codice col rafforzamento dei presidi procedurali atti ad evitare i conflitti di interesse, l’accettazione di omaggi o altre utilità, la predisposizione di un sistema di whistleblowing (par. 5.2), nonché l’apparato sanzionatorio con le fattispecie previste dalla L. 190/12.
5.3.2 Catalogo dei reati
Il catalogo dei reati è stato implementato all’interno di quello previsto dal Modello Organizzativo 231 con delibera del Consiglio di Amministrazione del 28 febbraio 2014 e su proposta del responsabile della Prevenzione della Corruzione.
La legge 190 interviene sia sul piano repressivo, che preventivo, riformulando i principali reati corruttivi previsti dal Codice Penale, inasprendo le pene e introducendone di nuovi.
Interviene inoltre su precedenti normative come la L. 241/90 e amplia il catalogo dei reati previsti dal DLgs 231/01 introducendo i reati di “induzione a dare o promettere utilità” (art. 319 quater CP) e di “corruzione tra privati” (art. 2635 co3 del codice civile – responsabilità dell’ente solo se il soggetto è corruttore).
In particolare ai fini della Legge anticorruzione è stata accolta una nozione più ampia di corruzione, tale da comprendere non solo tutti i delitti contro le Pubbliche Amministrazioni, ma anche fatti non di rilevanza penale per i quali vi è un utilizzo dei pubblici poteri anche ai fini privati: in generale quindi si parla di corruzione ogni qualvolta si riscontri l’abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato al fine di ottenere vantaggi privati.
La L.190avvia anche alcune norme di carattere attuativo: D.Lgs 33/13 (trasparenza) e D.Lgs 39/2013 (inconferib1ilità e incompatibilità di incarichi), nonché il DPR 62/2013 (codice di comportamento dei dipendenti pubblici).
5.3.3 Codice Etico e Sanzionatorio
Acquedotto Valtiglione S.p.A.ha già adottato un codice etico, parte integrante del Modello Organizzativo 231, e ad esso si rifà anche il presente piano. Le violazioni al codice etico costituiscono illecito disciplinare e possono essere conseguentemente oggetto di provvedimenti disciplinari e/o sanzionatori.
Durante il corso di applicazione del presente piano il responsabile della prevenzione Anticorruzione, in collaborazione con l’Organismo di Vigilanza e con e coi referenti aziendali, valuterà se implementare e perfezionare il codice o adeguarlo a normative vigenti.
Verrà effettuato inoltre un confronto sull’applicabilità delle disposizioni del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici approvato dal DPR 62/2013 adottando eventualmente le eventuali modifiche al codice aziendale.
Le modifiche al codice Etico già vigente e pubblicato sulla intranet aziendale, verranno comunicate a tutti i dipendenti attraverso circolari e segnalazioni coi consueti canali di comunicazione interna aziendale.
5.4 Whistleblowing
Verrà attivato entro il mese di febbraio 2015 un account accessibile al solo personale addetto normalmente individuato e che risponde al Responsabile della Prevenzione della Corruzione, presso il quale i componenti della Società potranno segnalare fatti rilevanti sotto il profilo disciplinare e penale.
Al fine di tutelare il dipendente che segnala eventuali illeciti, l’identità del segnalante non potrà essere rivelata (art. 1, comma 51, L. 190/12) ed eventuali segnalazioni che dovessero risultare assolutamente senza alcun fondamento, potranno dare luogo a procedimenti sanzionatori.
Il soggetto competente a ricevere le segnalazioni del whistleblower è il Responsabile della prevenzione della corruzione, cui spetterà la verifica preliminare eventualmente necessaria e, in caso di riscontro di potenziali irregolarità, la segnalazione alle autorità competenti.
Per le esecuzioni delle verifiche preliminari il Responsabile potrà eventualmente procedere all’acquisizione di documenti ed informazioni presso tutte le strutture della Società.
Come prevede la L.190/2012 al comma 51 dell’art.1 dovrà essere prevista la tutela del dipendente fuori dai casi di calunnia o diffamazione, ovvero per lo stesso titolo ai sensi dell’art. 2043 del Codice Civile, e il dipendente non potrà essere sanzionato, licenziato o sottoposto a misure discriminatorie.
5.5 Formazione
La formazione relativa all’anticorruzione è da considerarsi Formazione obbligatoria non soggetta a vincoli di bilancio secondo le previsioni della Deliberazione 276/2013 della Corte dei Conti.
Il piano formativo sarà integrato al piano formativo annuale comprenderà i piani in materia di etica, integrità e le tematiche attinenti la prevenzione della corruzione e sarà specifico in funzione del ruolo e distinto tra responsabili aree a rischio e personale subordinato.
I fabbisogni formativi saranno individuati dal Responsabile Prevenzione Corruzione e in ogni caso comprenderà una sensibilizzazione generale del personale ai temi della corruzione tenuto conto che è stata effettuata nel 2012 una formazione sui principi generali del D.Lgs 231/01.
5.6 Regolamenti e procedure – misure di prevenzione
Effettuata la formazione e l’analisi di rischio occorre inserire le misure di prevenzione all’interno delle procedure aziendali e monitorate attraverso opportuni indicatori di processo e l’individuazione del personale incaricato.
Il passaggio conclusivo del piano dovrà pertanto prevedere interventi specifici sui seguenti temi principali:
– Sistemi informatici: i sistemi informatici verranno implementati al fine di una raccolta dati automatica, sia finalizzata alla pubblicazione dei dati obbligatori, sia alla costituzione della banca dati centrale;
– Pubblicazione dati sito: tutti i dati obbligatori saranno pubblicati sul sito istituzionale e periodicamente verranno aggiornati e monitorati;
– Indicatori: verranno individuati indicatori di performance e di processo finalizzati al controllo dei dati utili al monitoraggio dell’efficace raggiungimento degli obbiettivi anticorruzione e trasparenza;
– Sistemi integrati QAES: tutti i sistemi di qualità, sia in merito alle certificazioni che ai processi generali obbligatori e volontari verranno integrati al fine di minimizzare la documentazione e ottimizzare il controllo dei processi;
– Rotazione: entro il triennio del presente piano dovranno essere valutate le aree di applicabilità di
un sistema di rotazione del personale al fine di produrre un regolamento apposito da sottoporre all’approvazione dei vertici aziendali di controllo;
– Monitoraggio e controllo periodico: semestralmente si effettuerà una verifica dell’andamento del
presente piano con una relazione interna. Gli indicatori individuati dovranno avere un monitoraggio
costante attraverso la sinergia dei sistemi informatici e la raccolta dati.
5.7 Obblighi di informazione degli organismi vigilanti
I referenti ed i responsabili devono informare tempestivamente il Responsabile della Prevenzione della Corruzione di qualsiasi anomalia accertata nella quale sia individuabile un potenziale mancato rispetto delle previsioni del presente piano. Si possono tenere in considerazione anche segnalazioni provenienti dall’esterno della società, purché anonime e sufficientemente circostanziate che possano configurare episodi di corruzione.
5.8 Vigilanza e Controllo
L’attività di controllo verrà effettuata attraverso processi di audit interno e attraverso l’implementazione dei controlli previsti dalle procedure e dagli schemi di certificazione.
5.9 Pubblicazione del PIANO e aggiornamenti
Il presente piano sarà pubblicato secondo la legge vigente sul sito istituzionale nell’area già dedicata all’amministrazione trasparente. Verrà comunicato ai dipendenti e collaboratori attraverso la intranet aziendale e segnalato attraverso una circolare, perché ciascun dipendente ne prenda atto e ne attui le disposizioni.
Il Piano, unitamente al modello organizzativo comprendente il codice etico verranno consegnati in fase di assunzione, ai nuovi dipendenti.
Il piano potrà essere periodicamente aggiornato o integrato per sopravvenuti adempimenti normativi o per diverse esigenze di adeguamento.
Gli aggiornamenti verranno proposti dal Responsabile della Prevenzione della corruzione e approvati con provvedimenti del Consiglio di Amministrazione.
5.10 REPORT ANNUALE
Entro il 31 gennaio di ogni anno il responsabile della prevenzione predisporrà una relazione sull’attività svolta e i risultati conseguiti sottoponendola alla presa visione del Consiglio di Amministrazione.
La relazione, verrà trasmessa agli enti competenti secondo le previsioni del P.N.A.

6. TRASPARENZA – ADEMPIMENTI ex D.Lgs 33/2013
Nella predisposizione delle presenti linee guida e conseguentemente dei programmi triennali, assume rilievo centrale la nuova nozione di trasparenza introdotta nell’ordinamento dall’articolo 11 del d. lg. n. 150 del 2009.
La trasparenza “è intesa come accessibilità totale (…) delle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all’utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell’attività di misurazione e valutazione (…)” (articolo 11, comma 1). Si tratta di una nozione diversa da quella contenuta negli articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, che disciplina la distinta fattispecie del diritto di accesso ai documenti amministrativi, qualificato dalla titolarità di un interesse azionabile dinanzi al giudice (art. 116 cod. proc. amm.) e sottoposto a una specifica e differente disciplina che trova la propria fonte nella richiamata legge n. 241 del 1990, la quale istituisce altresì la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi (art. 27, come sostituito dall’art. 18 della legge 11 febbraio 2005, n. 15), definendone le attribuzioni.
6.1 Ambito di Applicazione
Come previsto dall’art. 11 del D. Lgs 33/2013, le società partecipate dalle pubbliche amministrazioni e le società da esse controllate ai sensi dell’art. 2359 del codice civile sono tenute alla pubblicazione dei dati indicati dall’art. 1, commi da 15 a 33 della legge n. 190/2012 limitatamente all’attività di pubblico interesse.
Ai sensi dell’art. 46 del D. Lgs 33/13 l’inadempimento degli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente o la mancata predisposizione del programma triennale per la trasparenza e l’integrità, costituiscono elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale, eventuale causa di responsabilità per danno all’immagine dell’amministrazione.
Il collegamento tra piano anticorruzione e trasparenza e integrità è assicurato dal Responsabile della Trasparenza le cui funzioni, sono svolte, in adempimento alle previsioni dell’art. 43 del D.Lgs 33/13 sono svolte dal Responsabile della prevenzione della Corruzione.
In ogni caso i dirigenti responsabili degli uffici dell’amministrazione garantiscono il tempestivo e regolare flusso delle informazioni da pubblicare ai fini del rispetto dei termini stabiliti dalla legge (art. 43 c.3).
6.2 ORGANIZZAZIONE AZIENDALE
L’assetto organizzativo di Acquedotto Valtiglione S.p.A.prevede la presenza di una Assemblea dei soci, un Consiglio di amministrazione, un Direttore Generale ed un organigramma consultabile nel sito istituzionale, nella sezione dedicata all’amministrazione trasparente.
Anche i curricula e i compensi dei vertici aziendali e dei componenti del consiglio di amministrazione sono pubblicati sul sito.
6.3 Obbiettivi di trasparenza
Gli obbiettivi generali del piano sono:
a) trasparenza;
b) partecipazione;
c) accountability.
Con la pubblicazione dei dati sul sito istituzionale, la trasparenza si traduce anche in strumento efficace di prevenzione della corruzione secondo principi di eguaglianza, imparzialità, responsabilità, efficacia ed efficienza, integrità e lealtà.
L’accessibilità totale presuppone, infatti, l’accesso da parte dell’intera collettività a tutte le “informazioni pubbliche”, secondo il paradigma della “libertà di informazione” dell’open government di origine statunitense.
Attraverso in particolar modo la riorganizzazione dei sistemi informatici e dei flussi procedurali ci si pongono i seguenti obiettivi:
– aumento del flusso informatico dei dati aziendali;
– maggior fruibilità dei dati e loro centralizzazione;
– ottimizzazione degli applicativi aziendali esistenti;
– implementazione di eventuali nuovi applicativi dedicati;
– perfezionamento e pubblicazione ella carta dei servizi.
Al fine del raggiungimento degli obbiettivi di cui sopra e al fine del monitoraggio dell’andamento degli stessi, primo passo sarà la formalizzazione di atti organizzativi interni finalizzati ad esplicitare e regolamentare il flusso delle informazioni da pubblicare e individuazione formale dei responsabili degli stessi
6.4 Dati da pubblicare
Acquedotto Valtiglione S.p.A. predispone sul proprio sito una pagina dedicata all’amministrazione trasparente nella quale è possibile trovare le informazioni e i dati su cui vige l’obbligo di pubblicazione.
I dati e tutto il materiale di cui sopra devono essere pubblicati secondo i criteri individuati al punto 6.5.
Nella pubblicazione dei dati e dei documenti deve essere garantito il rispetto della normativa sulla pivacy.
Acquedotto Valtiglione S.p.A. a questo proposito è dotata di un Modello Organizzativo ai sensi del D.Lgs 196/03 pubblicato nella Intranet aziendale.
Obbiettivo del presente piano è la verifica puntuale dell’applicazione dei principi del Testo unico sulla Privacy.
In particolare sarà posta particolare attenzione, nella redazione dei documenti da pubblicare, ai dati:
1) personali non pertinenti agli obblighi di trasparenza
2) preferenze personali
3) dati giudiziari non indispensabili
4) ogni genere di dato sensibile.
6.5 Usabilità dei dati
Obiettivo del piano triennale è la verifica dell’usabilità dei dati pubblicati sul sito aziendale, poiché gli stakeholder possano accedere in modo agevole alle informazioni che dovranno anche essere naturalmente comprensibili.
Come da Delibera CIVIT 2/2012 i dati dovranno avere le seguenti caratteristiche:
– completi ed accurati;
– comprensibili;
– aggiornati;
– tempestivi;
– in formato aperto.
6.6 Accesso civico
Tra le novità introdotte dal D.Lgs 33/13 vi è l’istituto dell’accesso civico (art. 5). Le amministrazioni sono tenute ad adottare autonomamente le misure organizzative necessarie al fine di assicurare l’efficacia di tale istituto e a pubblicare nella sezione “amministrazione trasparente” gli indirizzi di posta elettronica cui inoltrare le richieste di accesso civico.
Tra gli obbiettivi del piano c’è pertanto la predisposizione di un sistema adeguato perfezionato allo scopo.
La richiesta di accesso civico sarà gratuita e da presentarsi al Responsabile della Trasparenza. Non è sottoposta ad alcuna limitazione e non deve essere motivata.
6.7 Sanzioni
L’articolo 46 del D.Lgs 33/13 prevede una serie di sanzioni per le violazioni relative agli obblighi di trasparenza.
Per quanto riguarda le sanzioni di competenza dell’amministrazione aziendale, obiettivo del seguente piano è la rivisitazione dell’esistente codice disciplinare aziendale al fine di inserire le previsioni sanzionatorie in materia di trasparenza.

Approvato dal CdA in data 02/12/2014